Incredibile Verità Rivelata: estrarre il dente del giudizio vicino al nervo non significa “rischiare la paralisi”
Sempre più spesso, nel mio studio, arrivano pazienti con una storia simile: “Dottore, mi hanno detto che devo andare in ospedale per togliere il dente del giudizio perché è vicino al nervo… rischio la paralisi.” Questa frase è diventata quasi un “classico”. Ma è importante fare chiarezza, perché con
Sempre più spesso, nel mio studio, arrivano pazienti con una storia simile:
“Dottore, mi hanno detto che devo andare in ospedale per togliere il dente del giudizio perché è vicino al nervo… rischio la paralisi.”
Questa frase è diventata quasi un “classico”.
Ma è importante fare chiarezza, perché contiene una distorsione significativa della realtà clinica.
Paralisi? No. Parliamo di sensibilità, non di movimento
Il primo punto, fondamentale, è questo:
👉 Il nervo coinvolto nei denti del giudizio inferiori è il nervo alveolare inferiore, un nervo sensitivo, non motorio.
Questo significa che:
- non controlla i muscoli del viso
- non è responsabile del movimento
- non può causare paralisi
Nel raro caso in cui venga coinvolto durante un’estrazione, il rischio è:
➡️ una alterazione della sensibilità (formicolio, intorpidimento) del labbro inferiore o del mento
Nella maggior parte dei casi:
- è transitoria
- regredisce spontaneamente nel tempo
I casi permanenti sono eccezionali e spesso associati a condizioni anatomiche particolarmente complesse.
“Deve andare in ospedale”: ma perché?
Un’altra convinzione diffusa è che:
“Se il dente è vicino al nervo, allora serve l’ospedale.”
Questo è fuorviante.
L’ospedale:
- non “sposta” il nervo
- non “allontana” il dente
- non ha strumenti “magici” diversi da quelli di uno studio odontoiatrico ben attrezzato
👉 La vera differenza non è dove si esegue l’intervento, ma chi lo esegue e con quale esperienza.
Esperienza clinica: il vero fattore determinante
Nel corso della mia attività ho avuto modo di affrontare migliaia di estrazioni di denti del giudizio, anche in situazioni complesse.
La mia formazione è iniziata con un tirocinio chirurgico presso l’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina sotto la guida del Dott. Alfio Motta e si è consolidata con l’attività clinica presso il day surgery della Calabrodental di Crotone.
Questo percorso mi ha permesso di sviluppare un approccio molto preciso:
✔️ pianificazione accurata (radiografia, CBCT quando necessario)
✔️ valutazione reale del rapporto con il nervo
✔️ scelta della tecnica chirurgica più conservativa possibile
Non serve sempre il chirurgo maxillo-facciale
Un altro equivoco molto diffuso è pensare che:
“Se è difficile, allora serve per forza il chirurgo maxillo-facciale.”
In realtà:
👉 l’odontoiatra con esperienza in chirurgia orale è perfettamente in grado di gestire la grande maggioranza dei casi
Anzi, spesso accade il contrario:
- l’odontoiatra lavora in un contesto più “microchirurgico”
- ha maggiore attenzione ai dettagli
- adotta tecniche più conservative
La differenza sta nella tecnica: rispettare l’osso
Uno degli aspetti più importanti – e spesso sottovalutati – è come viene eseguita l’estrazione.
Esistono due approcci:
❌ Approccio aggressivo
- rimozione ampia di osso
- estrazione “in blocco”
- maggiore trauma chirurgico
✅ Approccio conservativo (quello che prediligo)
- sezionamento del dente
- rimozione in più parti
- minimo sacrificio osseo
👉 In pratica:
invece di “forzare” il dente fuori, lo si divide e si rimuove un pezzetto alla volta
Questo richiede:
- più tempo
- più precisione
- più esperienza
Ma consente:
✔️ minore trauma
✔️ migliore guarigione
✔️ riduzione del rischio per il nervo
E il dolore? Il ruolo della sedazione cosciente
Un altro elemento che spesso preoccupa i pazienti è:
“Sentirò dolore? Sarà traumatico?”
Qui entra in gioco uno strumento fondamentale che utilizzo quotidianamente:
👉 la sedazione cosciente con protossido d’azoto
Si tratta di una tecnica sicura e ampiamente utilizzata che consente di:
✔️ ridurre ansia e paura
✔️ aumentare la soglia del dolore
✔️ vivere l’intervento in uno stato di rilassamento profondo
✔️ mantenere sempre coscienza e collaborazione
Il paziente:
- respira una miscela di ossigeno e protossido tramite una mascherina
- resta vigile
- ma percepisce l’intervento in modo molto più leggero
👉 Questo è particolarmente utile proprio nei casi di denti del giudizio complessi, dove:
- l’intervento può durare più a lungo
- è richiesta maggiore precisione
La sedazione permette quindi di lavorare con calma, senza fretta, aumentando ulteriormente la sicurezza dell’intervento.
Quando serve davvero l’ospedale?
Ci sono casi specifici in cui l’ambiente ospedaliero è indicato:
- pazienti con patologie sistemiche complesse
- necessità di anestesia generale
- chirurgia estremamente complessa o oncologica
Ma nella stragrande maggioranza dei casi di denti del giudizio:
👉 uno studio odontoiatrico attrezzato è più che adeguato
Il punto chiave: informazione corretta = meno paura
Molti pazienti arrivano con un livello di ansia molto alto, spesso generato da informazioni imprecise o comunicate in modo allarmistico.
Il mio obiettivo è sempre quello di chiarire:
✔️ i rischi reali
✔️ le probabilità
✔️ le alternative
Perché:
la paura nasce quasi sempre da una cattiva comunicazione, non dalla reale complessità del caso
Conclusione
Il fatto che un dente del giudizio sia vicino al nervo:
- non significa paralisi
- non significa automaticamente ospedale
- non significa intervento rischioso se gestito correttamente
Significa solo una cosa:
👉 serve esperienza, attenzione e tecnica chirurgica adeguata
E oggi abbiamo anche un alleato in più:
👉 la sedazione cosciente, che permette di affrontare anche interventi complessi in modo sereno e controllato
Ed è proprio su questi elementi che si basa ogni mia decisione clinica.
Se ti hanno detto che devi “andare in ospedale perché rischi la paralisi”, probabilmente vale la pena fare una valutazione più approfondita e, soprattutto, più serena.
Perché nella maggior parte dei casi, la realtà è molto diversa da come viene raccontata.
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